Alessandro Mirarco. L'atleta, "l'eroe", il gentiluomo.

25.11.2019

Il lungo rilancio del portiere "Mirarco" scavalca il collega D'Agostino e si insacca.

Può capitare ad un portiere di fare, su rilancio, un gol dalla propria area di rigore. La storia del calcio non è nuova a questi episodi, e, se ciò accade in una giornata di pioggia e forte vento, si attenua il gesto “prodigioso”. Ma rimane sempre un gesto memorabile, inusuale, forse unico, ma bello da vedere, fantastico da festeggiare. Nel nostro caso mette il sigillo finale ad una partita dai tratti epici per le condizioni meteo e per la classifica che faceva propendere gli scommettitori ad altre puntate. Youtube e i media ormai ci propinano il calcio in ogni dove, e,  per chi ha tempo, si possono vedere anche gli highlights delle partite amatori dello Swaziland. E come sempre accade, quando è il portiere a far gol, l’eccitazione e lo stupore dell’episodio fanno vedere esultanze irrazionali ed incontenibili. Quel gesto ieri è passato dai piedi di Alessandro Mirarco, un ragazzo che notoriamente ha nel bagaglio tecnico la lunga rimessa. Ci provava fin dagli Allievi dove, da quindicenne,  faceva strabuzzare gli occhi agli avversari per quella palla che sempre raggiungeva su rilancio la trequarti avversaria. Ieri il primo tentativo ha fatto cilecca per poco, ma il secondo ha tramortito il Giovanni Paolo II. Quando secchiate di pioggia invitavano Noè a farsi una remata allo stadio, Alessandro scaricava la rabbia sul pallone gonfio d’acqua, una frustata che squarciava la nuvole,  da far venire il torcicollo a seguirne la traiettoria. Poi il rimbalzo “sgusciante” al limite dell’area e la rete di porta che si scrolla le gocce d’acqua, mentre stupore e boato bloccano quel frame incredibilmente surreale. Era gol, era il 3 a 0 e soprattutto era vero. Pazzesco, da brividi. E mentre tutti i compagni gli correvano incontro, lui, Alessandro, nella massima compostezza, da uomo di ghiaccio, non si lasciava andare a nessuna emozione. Lui, l’uomo, a risultato acquisito, sentiva il dolore del suo collega umiliato. Lui, Alessandro, andava a trovare D’Agostino, a fine gara, nello spogliatoio avversario per abbracciarlo. Lui, l’uomo copertina della domenica, spiega e ribadisce in conferenza il perché. E a noi resta un grande insegnamento. Resta la lealtà e l’onore di un atleta sensibile. Resta l’ammirazione. Grazie per questa lezione. Ti vogliamo bene Ale. Adesso riprendiamo il cammino. Adesso tutti insieme concentrati per la permanenza.

Nardò - Gelbison. Tutte le foto del match
Nardò - Gelbison. Le interviste del dopo partita.